La mia strada con il qigong

Le mie prime esperienze con il qigong risalgono al periodo delle superiori. Sono da subito rimasta affascinata dal qigong  e la decisione di studiare il cinese e concludere una formazione di shiatsu in parte sicuramente hanno avuto a che fare anche con questo fascino.Durante i miei soggiorni in Cina qigong e taijiquan hanno sempre fatto parte del programma, oltre alla lingua e alla medicina cinese.

Gli stili di qigong che io conoscevo si distinguevano per la lentezza e la rilassatezza dei movimenti. In questi stili è importante non stendere nessuna articolazione oltre il 90 percento e non contrarre nessun muscolo più del necessario. Onestamente da giovane questo modo di fare qigong a volte mi sembrava troppo lento. Ancora oggi, con vent’anni di più sulle spalle, non sono la persona giusta per le cose troppo lente.

Conoscere lo shaolin qigong è stato in questo senso una grande fortuna. Lo Shaolin qigong è molto più fisico e faticoso di tutti gli stili che io avevo conosciuto prima. I movimenti spesso vanno fino ai limiti, muscoli, tendini e legamenti vengono stirati e rafforzati. La respirazione è lenta e profonda e attraverso la tecnica di respirazione contraria (durante l’ispirazione si contraggono i muscoli addominali e durante l’espirazione si rilasciano) si crea una sensazione del qi molto intensa. Ci è voluto del tempo finchè sono riuscita a entrare con tutto il corpo in questo modo di fare qigong, ma dall’inizio sono riuscita ad avere una percezione intensa, profonda e piacevole del qi e del mio corpo.

Praticare il qigong significa per me gioia e godimento: sentirmi integra, in pace con me stessa, in buone mani tra cielo e terra, fluida e flessibile, forte e piena di vita.